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R.E.M.S. di Tinchi, la Garante regionale: “Un modello umano e sociale da sostenere”

15/04/2026

R.E.M.S. di Tinchi, la Garante regionale: “Un modello umano e sociale da sostenere”

Ci sono strutture che assolvono una funzione sanitaria essenziale e, insieme, riescono a restituire un significato più profondo alla parola cura. La R.E.M.S. di Tinchi, a Pisticci, rientra in questa categoria. Nelle parole della Garante regionale detenuti, vittime di reato, salute e anziani, Tiziana Silletti, il presidio lucano rappresenta infatti molto più di un luogo deputato alla gestione della fragilità psichica e giudiziaria: è uno spazio in cui il tempo, spesso fermo nelle esistenze segnate dal dolore, dalla malattia e dall’errore, può tornare a muoversi nella direzione della ricostruzione.

Il valore attribuito alla struttura non riguarda soltanto l’impianto organizzativo o l’efficacia clinica dei percorsi attivati, ma la capacità di rendere tangibile una possibilità di rinascita. Secondo Silletti, alla R.E.M.S. di Tinchi il lavoro quotidiano, i laboratori, i manufatti realizzati dagli ospiti, i gesti ripetuti con pazienza e intenzione non hanno un significato accessorio. Sono parte di un processo che rimette in moto l’identità delle persone, ricostruisce fiducia, restituisce utilità e apre, anche con prudenza, uno spazio di futuro.

Dal 2015 un presidio che unisce salute, dignità e reinserimento

La Garante regionale richiama con forza la funzione che la struttura svolge dal 2015, definendola un presidio fondamentale non solo sul piano sanitario, ma soprattutto su quello umano e sociale. È un passaggio che mette a fuoco la natura più autentica della R.E.M.S.: non un luogo di semplice custodia o gestione del disagio, ma un contesto in cui il trattamento si intreccia con la dignità della persona e con la prospettiva di un reinserimento possibile.

I percorsi riabilitativi individualizzati avviati all’interno della struttura, osserva Silletti, dimostrano che anche situazioni di forte fragilità possono essere accompagnate verso processi di crescita personale, assunzione di responsabilità e progressiva ricostruzione di sé. È proprio questa possibilità concreta di trasformazione a rendere Tinchi un’esperienza significativa nel panorama delle strutture dedicate alla salute mentale in ambito giudiziario.

Nel racconto della Garante, uno degli aspetti più eloquenti è rappresentato dalle attività laboratoriali e artigianali svolte dagli ospiti. I manufatti prodotti all’interno della R.E.M.S. non vengono letti come semplici oggetti, ma come tracce visibili di un cammino interiore. In ciascuno di essi, sottolinea, si riconoscono il tempo dedicato alla cura di sé, la riscoperta di capacità rimaste in ombra e la costruzione graduale di una nuova prospettiva di vita. È in questo senso che diventano simboli di rinascita, perché restituiscono forma a qualcosa che va ben oltre il risultato materiale.

Il valore degli operatori e la responsabilità collettiva del reinserimento

Accanto ai percorsi degli ospiti, la Garante pone l’accento sul lavoro degli operatori della struttura, ai quali riconosce impegno, competenza e sensibilità. In un contesto tanto delicato, infatti, la qualità della presa in carico dipende in larga parte dalla capacità di accompagnare ogni persona lungo un percorso complesso, spesso fragile, ma carico di significato. È un lavoro che rende concreto il principio della funzione rieducativa e che, giorno dopo giorno, restituisce centralità alla persona, alla sua storia e alla possibilità di un cambiamento reale.

La R.E.M.S. di Tinchi viene così indicata da Silletti come un modello da valorizzare e sostenere, perché riesce a tenere insieme speranza, responsabilità e comunità. Il punto, in questa visione, è chiaro: il reinserimento sociale non può essere considerato un traguardo che riguarda soltanto l’individuo coinvolto. Riguarda anche il contesto che lo circonda, le istituzioni che lo accompagnano, la società che sceglie se riconoscere o meno il valore di un nuovo inizio.

Nelle parole conclusive della Garante c’è un messaggio che supera il perimetro della singola visita istituzionale e assume un rilievo più ampio. Nessuna storia, osserva, può dirsi definitivamente chiusa finché esistono fiducia e possibilità di riprovare. Guardare a realtà come quella di Tinchi con rispetto e attenzione significa allora riconoscere che dietro ogni gesto, ogni attività, ogni oggetto realizzato, c’è una vita che chiede di non essere definita soltanto dal proprio passato, ma anche da ciò che può ancora diventare.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è articolista specializzata in notizie locali, lifestyle urbano ed eventi. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, sempre a contatto con le persone e il territorio.