Silletti: “Il lavoro come leva per dare pieno valore rieducativo alla pena”
10/04/2026
Il tema del reinserimento sociale delle persone detenute torna al centro del confronto istituzionale in Basilicata, con un incontro che ha riunito rappresentanti del mondo produttivo, istituzioni e sistema penitenziario. A promuoverlo, l’Ufficio del Garante dei diritti delle persone detenute, guidato da Tiziana Silletti, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra ambiti spesso distanti ma destinati a interagire.
All’incontro hanno partecipato esponenti di CNA e Confimi Industria Basilicata, insieme ai direttori delle case circondariali di Potenza e Matera e a rappresentanti del mondo forense. Un confronto che ha assunto un carattere operativo oltre che simbolico, mettendo al centro il valore del lavoro come strumento di reinserimento.
Lavoro e dignità: il cuore del percorso rieducativo
Nel corso dell’incontro è emersa con chiarezza una convinzione condivisa: il lavoro rappresenta uno degli strumenti più efficaci per restituire dignità, autonomia e prospettiva a chi sta scontando una pena. Non si tratta soltanto di offrire un’opportunità occupazionale, ma di costruire percorsi capaci di incidere sulla responsabilità individuale e sul rapporto con la comunità.
Il reinserimento socio-lavorativo viene così interpretato come un processo che coinvolge l’intero contesto sociale, richiedendo collaborazione tra istituzioni, imprese e sistema penitenziario.
Il ruolo delle imprese e il cambiamento culturale
Un passaggio centrale riguarda il coinvolgimento delle realtà imprenditoriali, chiamate a svolgere un ruolo attivo non solo sul piano economico, ma anche culturale. Secondo Silletti, serve una disponibilità concreta a superare pregiudizi e a riconoscere nel lavoro uno strumento di riscatto.
Le imprese diventano così parte di un percorso più ampio, in cui il reinserimento non è visto come un’eccezione, ma come un elemento strutturale di una società capace di includere e valorizzare le persone anche dopo l’errore.
Costruire relazioni per una seconda possibilità
L’incontro ha evidenziato l’importanza di creare ponti tra il mondo produttivo e quello penitenziario, favorendo relazioni stabili e progetti condivisi. In questa prospettiva, il tempo della detenzione può trasformarsi in una fase di preparazione al ritorno nella società, piuttosto che in una semplice sospensione.
L’impegno dell’Ufficio del Garante si muove in questa direzione, con l’intenzione di consolidare una rete di collaborazioni che renda effettivo il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena.
Un approccio che guarda oltre l’emergenza e punta a costruire modelli duraturi, in cui il reinserimento diventa parte integrante delle politiche sociali e del rapporto tra istituzioni e comunità.
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Fabiana Fissore è articolista specializzata in notizie locali, lifestyle urbano ed eventi. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, sempre a contatto con le persone e il territorio.