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Entra in vigore il Piano Parco del Pollino: dopo trent’anni una regia per tutela e sviluppo

25/02/2026

Entra in vigore il Piano Parco del Pollino: dopo trent’anni una regia per tutela e sviluppo
Foto di “Parco Nazionale del Pollino (Pino Loricato)” by Basilicata Turistica, CC BY-NC-ND 2.0

Il Parco Nazionale del Pollino dispone finalmente del suo Piano. Un passaggio atteso per tre decenni che segna una svolta nella gestione di una delle aree protette più estese e complesse d’Italia, al confine tra Basilicata e Calabria, dove biodiversità, comunità locali e attività economiche convivono in un equilibrio delicato. L’entrata in vigore del Piano Parco introduce un quadro normativo organico capace di orientare scelte, investimenti e trasformazioni del territorio con criteri chiari e condivisi.

L’assessore Mongiello parla di “una nuova stagione di tutela, sviluppo e collaborazione istituzionale”, sottolineando come l’ente Parco disponga ora di uno strumento in grado di guidare con equilibrio la protezione ambientale, la pianificazione territoriale e le prospettive di crescita sostenibile. Non si tratta di una formula di circostanza: il Piano definisce regole puntuali su usi del suolo, infrastrutture, attività produttive e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale, offrendo certezza giuridica a cittadini e amministrazioni.

Regole chiare per un territorio complesso

Il Pollino è un mosaico di ambienti: faggete vetuste, pascoli d’altura, gole e corsi d’acqua, borghi storici e aree agricole che raccontano una lunga relazione tra uomo e natura. In assenza di un Piano aggiornato, molte scelte sono state affidate a strumenti frammentari o a procedure autorizzative caso per caso. Con l’entrata in vigore del nuovo assetto, la programmazione diventa sistemica.

Il documento disciplina le zone a differente grado di tutela, stabilendo quali interventi siano ammissibili e con quali modalità. Vengono definiti indirizzi per il recupero del patrimonio edilizio esistente, per la mobilità dolce e per le attività agro-silvo-pastorali, considerate parte integrante del paesaggio. Particolare attenzione è riservata alla conservazione degli habitat e delle specie, con misure che tengono conto delle direttive europee e degli obiettivi di resilienza climatica.

Per i Comuni ricadenti nel perimetro del Parco, il Piano rappresenta una cornice di riferimento che dialoga con gli strumenti urbanistici locali, riducendo incertezze e conflitti interpretativi. La chiarezza delle regole, in contesti montani e interni spesso esposti a spopolamento e fragilità economica, può favorire investimenti coerenti con la vocazione del territorio.

Tutela ambientale e opportunità di sviluppo

L’idea che la protezione ambientale sia un vincolo estraneo alle esigenze delle comunità trova nel nuovo Piano una risposta concreta. La valorizzazione del turismo naturalistico, dei prodotti tipici e delle filiere corte viene inserita in una strategia che punta a coniugare qualità ambientale e redditività. Sentieri, aree attrezzate, centri visita e iniziative culturali possono diventare leve di un’economia legata all’identità dei luoghi, evitando trasformazioni invasive.

La collaborazione istituzionale evocata dall’assessore Mongiello richiama un metodo: confronto tra ente Parco, Regioni, Province e Comuni, oltre al coinvolgimento degli operatori economici e delle associazioni. Dopo trent’anni di attese e passaggi amministrativi, l’adozione del Piano consegna al Pollino una regia stabile, capace di orientare le scelte future senza sacrificare il patrimonio naturale che rende quest’area un riferimento nel panorama delle aree protette italiane.

La sfida ora è attuativa: tradurre le previsioni in progetti, bandi e interventi concreti, mantenendo saldo il principio che tutela e sviluppo possono procedere insieme quando le regole sono chiare e condivise.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è articolista specializzata in notizie locali, lifestyle urbano ed eventi. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, sempre a contatto con le persone e il territorio.