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Distretto del mobile imbottito, Cifarelli: “Serve una strategia, non basta rincorrere l’emergenza”

19/03/2026

Distretto del mobile imbottito, Cifarelli: “Serve una strategia, non basta rincorrere l’emergenza”

Il futuro del distretto del mobile imbottito tra Matera, Montescaglioso e l’area murgiana torna al centro del confronto politico ed economico, spinto dalla crisi del gruppo Natuzzi che riaccende interrogativi profondi sulla tenuta di uno dei sistemi manifatturieri più rappresentativi del Mezzogiorno. A intervenire è il presidente della II Commissione consiliare, Roberto Cifarelli, che invita a leggere la situazione oltre i confini della singola vertenza aziendale.

Secondo Cifarelli, quanto sta accadendo evidenzia una doppia criticità: da un lato le difficoltà legate al contesto internazionale — tra domanda in flessione, aumento dei costi e instabilità geopolitica — dall’altro i limiti di un modello produttivo che, nel tempo, non ha saputo rinnovarsi con la necessaria profondità. Il rischio, sottolinea, è che le ripercussioni si estendano ben oltre i lavoratori diretti, coinvolgendo l’intera filiera composta da piccole imprese, fornitori e servizi collegati.

Un distretto da ripensare tra governance e innovazione

Al centro della proposta avanzata dal presidente della Commissione c’è la necessità di ricostruire una governance efficace del distretto, oggi privo di un coordinamento strutturato capace di orientare le scelte e accompagnare le imprese in una fase di trasformazione complessa. Senza una regia condivisa, le aziende rischiano di affrontare in modo isolato dinamiche che richiedono invece cooperazione e massa critica.

Accanto a questo, Cifarelli indica un passaggio che considera inevitabile: il superamento del modello tradizionale di distretto verso una configurazione più evoluta, quella di un cluster industriale capace di integrare manifattura, design, ricerca e innovazione tecnologica. Digitalizzazione e sostenibilità non vengono richiamate come parole d’ordine, ma come condizioni necessarie per restare competitivi in un mercato globale sempre più selettivo.

Il territorio, osserva, dispone ancora di competenze e know-how riconosciuti a livello internazionale. Il punto, quindi, non è ripartire da zero, ma mettere a sistema ciò che esiste, aggiornandolo e rafforzandolo.

Investimenti, export e tenuta della filiera

Un altro nodo riguarda il sostegno agli investimenti e l’apertura ai mercati internazionali. Le imprese, per competere, hanno bisogno di strumenti adeguati: politiche regionali mirate, accesso efficace ai fondi europei e un piano per l’export che non si limiti a iniziative sporadiche.

Cifarelli richiama inoltre l’attenzione su un tema che incide direttamente sull’equilibrio del territorio: la solidità della filiera. Il dibattito sulle internalizzazioni, sollevato dalle organizzazioni sindacali, viene indicato come un passaggio da affrontare con serietà, perché strettamente legato alla sopravvivenza dell’indotto. Senza una rete produttiva coesa, il rischio evocato è quello di una progressiva desertificazione industriale.

Il ruolo della Regione e il confronto interistituzionale

Nel quadro delineato, la Regione è chiamata a esercitare un ruolo più incisivo, non limitato a prese di posizione formali. Serve, secondo il presidente della Commissione, un’iniziativa continuativa e autorevole, capace di tenere insieme i diversi livelli istituzionali e di costruire un confronto strutturato con la Puglia e con il Governo nazionale.

La crisi in atto viene letta come un passaggio decisivo: può segnare l’avvio di un declino graduale oppure aprire una fase di ripensamento e rilancio su basi nuove. La differenza, sottolinea Cifarelli, dipenderà dalla capacità di agire con visione e responsabilità, mettendo al centro lavoro, investimenti e prospettive di sviluppo.

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Andrea Bianchi

Andrea Bianchi è un reporter specializzato in notizie locali, eventi e attualità urbana. Racconta la vita della città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e telecamera.